mercoledì 14 marzo 2018

San Pietro Vernotico : A.D. 1480

Nel 1480 a San Pietro Vernotico si ebbe il più importante episodio storico del paese: i sampietrani respinsero l'assalto dei turchi con la presa della loro bandiera. La tradizione racconta che l'armata turca di Achmet Pascia', che aveva già assalito e saccheggiato molti comuni vicini, si apprestava a giungere a San Pietro, ma questi furono avvistati in tempo dall'alto della torre dalle vedette. Tutti i cittadini accorsero a difendere il paese ed alla fine ebbero ragione dei barbari, conquistando anche la loro bandiera, un trofeo che fu dedicato a S.Pietro in segno di riconoscimento.
Da allora esiste la tradizione dell'Asta della Bandiera, celebrata annualmente la domenica successiva alla Pasqua. Nella piazza centrale.

sabato 10 marzo 2018

In edicola il numero 15 di Medioevo Misterioso


Il dossier è dedicato ai 9 enigmi (o presunti tali) più intriganti del Medioevo. Tra i tanti temi affrontati,  l'origine e lo sviluppo delle banche, la  follia, l'arte del mestiere del fabbro, vita e importanza di Martin Lutero, il Carnevale e la Quaresima, le armi da fuoco, l'epopea di  Lady Godiva, tutto sulla cintura, bandiere e vessilli, storia e storie di briganti. Appuntamento poi con i libri, i siti, le mostre e le rievocazioni. E molte altre curiosità

martedì 6 marzo 2018

Medioevo : In edicola

RICCARDO CUOR DI LEONE
Dai contemporanei, ma anche dai posteri, è stato considerato come il modello stesso del cavaliere intrepido, generoso e cortese. Un’immagine forse troppo «celebrativa» e sulla quale studi recenti gettano una luce ben diversa...
Tra il 1958 e il 1959, la BBC mandò in onda la serie televisiva Ivanhoe – liberamente ispirata al romanzo omonimo di Walter Scott – subito premiata dal successo di pubblico e poi distribuita in vari Paesi europei, tra cui l’Italia.Interpretata da un giovanissimo Roger Moore, ne era protagonista un fiero cavaliere, fedele al re Riccardo Cuor di Leone, lontano dall’Inghilterra perché impegnato nella crociata in Terra Santa. Mentre Riccardo colleziona vittorie contro i Saraceni, il suo regno viene governato (male) dal fratello Giovanni Senzaterra, i cui malvagi sceriffi maltrattano la povera gente, difesa da Ivanhoe in nome di Riccardo. Ancora oggi, nell’immaginario popolare, Riccardo Cuor di Leone viene da molti visto cosí: come un re lontano, ma valoroso, fiero e gran combattente, e, allo stesso tempo, giusto, saggio, raffinato e galantuomo. Riccardo I d’Inghilterra (1157- 99) è entrato nella storia come il «re cavaliere» per eccellenza, grazie ai resoconti dei cronisti e alle opere dei romanzieri. Il mito romantico di Riccardo si riflette anche nella monumentale statua equestre dello scultore franco-italiano Carlo Marochetti, eretta davanti al Palazzo di Westminster a Londra nel 1860, ma creata dall’artista in occasione dell’Esposizione Universale del 1851. E non meno monumentale è il Riccardo interpretato da Sean Connery nel film Robin Hood il principe dei ladri (1991). La storiografia moderna ci ha però fatto conoscere anche un altro Riccardo, alquanto diverso dall’eroe nazionale della cultura popolare. Già nell’Ottocento, lo storico inglese William Stubbs (1825- 1901) lo caratterizzò come «un figlio malvagio, un ma- Dossier rito malvagio, un sovrano egoista e un uomo vizioso», aggiungendo che non era «un inglese». Piú di recente è stato descritto come un uomo pieno di difetti, irascibile, meschino, avaro e senza grandi capacità amministrative e diplomatiche. Resiste tuttavia anche un altro filone interpretativo, meno negativo, che lo esalta come un role model della nobiltà della spada. In ogni caso, la sua vita da re, crociato e prigioniero è stata cosí avventurosa da ispirare frotte di trovatori, romanzieri e storici e con ogni probabilità continuerà a farlo.
L'impero angioino
Dire che Riccardo non fosse inglese – affermazione imperdonabile per alcuni storici britannici, meno per il resto del mondo – è senz’altro corretto. Benché fosse re d’Inghilterra, visse quasi sempre in ambienti francesi, odiava il clima d’Oltremanica e, nei dieci anni di permanenza sul trono (1189-99), soggiornò nell’isola solo due volte, per sei settimane in tutto. E se era in grado di scrivere poesie in francese e occitano (la lingua della Francia meridionale), parlava a malapena l’inglese. Ciò non deve sorprendere, visto che dal 1066, anno dell’invasione da parte del duca normanno Guglielmo il Conquistatore, il trisavolo di Riccardo, i reali d’Inghilterra governavano anche su gran parte della Francia. Seguendo una politica dinastica oculata, i successori di Guglielmo avevano saputo ingrandi re i loro possedimenti francesi fino a superare quelli degli stessi re di Francia, con i quali entravano spesso in conflitto. Per secoli, questa situazione fu causa di lotte per il potere, sfociate in una serie infinita di schermaglie, battaglie, massacri e devastazioni, terminata soltanto nel 1453, con la fine della Guerra dei Cent’Anni e il ritiro dal continente delle truppe inglesi.

venerdì 23 febbraio 2018

Medioevo Dossier : In edicola

                                                                                                                         I doni del Medioevo
Il Dossier sull’arte del Medioevo che ci accingiamo a leggere ci aiuta sia a ripercorrere gli eventi storici di un periodo lunghissimo – quasi mille anni –, sia ad ammirare gli straordinari capolavori a questo legati. È anche un valido aiuto per smentire i numerosi pregiudizi che ancora circondano il Medioevo: per esempio, che il Medioevo sia l’epoca dei «secoli bui», o quelli sui terrori dell’anno Mille, sempre risorgenti e applicati anche oggi a svariati contesti. Cominciamo da questi ultimi per sottolineare invece che tali supposti terrori si legano a una grossa novità del Medioevo, pilastro della nostra vita: il poter calcolare il tempo, la capacità di appropriarci con precisione del passato e del futuro. Nel (nostro) anno 525, papa Giovanni I chiese a un monaco nativo nella Scizia, ma vissuto lungamente a Roma, famoso per la sua competenza scientifica (è considerato il fondatore del diritto canonico), Dionigi il Piccolo (il nomignolo lo scelse lui stesso, per umiltà), di calcolare quando dovesse cadere la Pasqua, questione che da tempo divideva le Chiese di Oriente e Occidente. La novità piú importante del lavoro di Dionigi fu un risultato che non era stato però l’obiettivo del nuovo computo. Infatti, nella sua tabella pasquale, Dionigi non fece piú cominciare gli anni dal persecutore dei cristiani, Diocleziano, come si faceva fino ad allora, bensí e assai piú logicamente, dalla nascita di Cristo.

Fonte: http://www.medioevo.it/speciale.html

venerdì 9 febbraio 2018

Martina Pietramala. Nasce a Belvedere Marittimo (Cs) il 30-04-1988. Laureata in Lettere e Beni Culturali curriculum classico (laurea triennale) presso l’Università degli studi della Calabria con una tesi di laurea in epigrafia latina dal titolo “Augusto nelle regiones II e IV. Documenti epigrafici”. Laureata in Scienze dell’Antichità (laurea magistrale) nel medesimo Ateneo con una tesi di laurea in storia bizantina dal titolo “Cosenza in epoca bizantina”.

Aspirante docente di lettere, latino e greco, coltiva da sempre la passione per la storia e negli ultimi anni si è avvicinata alla storia del Medioevo.

martedì 30 gennaio 2018

IL FASCINO MISTERIOSO DEL MEDIOEVO


Secondo Jacques Le Goff, uno dei massimi storici francesci del Medioevo, fa terminare l'eta di mezzo nel XVIII secolo, quest'epoca che viene spesso declassata, ma che Le Goff riesce a far risplendere nel suo famoso volume "Un lungo medioevo". Inoltre Nella città di Gubbio si tiene il Festival annuale del Medioevo che si è tenuto  dal  27 settembre al 1 ottobre 2017. 
La manifestazione, incentrata sulla divulgazione storica, è giunta alla terza edizione. È unica del suo genere nel panorama nazionale e coinvolge autori provenienti da venti università nazionali e straniere. Il Medioevo, emerge con il suo spaccato di età buia, sopraffatta dall'ignoranza della gente comune, ma che d'improvviso si apre a orizzonti mai conosciuti. Cominciano a nascere le università con Carlo Magno, inizia a muovere i primi passi la scrittura, i monaci si diffondono in tutto il mondo, i quali copieranno importanti opere giunte fino ai nostri giorni. Si sviluppano nuovi pensieri, che danno vita alle eresie cattoliche medievali, perseguite con vere e proprie crociate. Nasce l'arte gotica, che trova poi a Chartres la forma di maggiore espressione di fede mistero. Vengono innalzate grandi Cattedrali Gotiche, veri e propri scrigni di pietra. e poi ci sono grandi castelli feudali veri simboli di potere e ricchezza di un'epoca ormai lontana. Con gli inizi del X secolo  il potere di un feudatario si esprimeva costruendo grandi manieri. Questi  edifici erano costituiti da un grande torrione detto "mastio" l’ ultimo baluardo da difendere in caso di assedio, che doveva servire da magazzino per le provviste e naturalmente servire a scopo militare.

scena di un torneo 
la società del tempo  era organizzata secondo il sistema "feudale”, basato sulla concessione di terre e castelli in cambio della prestazione di servizi al sovrano. Questo portò per tutto il medioevo a dei vincoli personali tra il signore e il vassallo. Ma come viveva un contadino medievale? Secondo la legge del tempo il contadino non era un uomo libero. Perfino la casa, la terra che coltivava, i vestiti appartenevano al signore del castello che in cambio gli concedeva un piccolo appezzamento di terra da poter coltivare. La vita del contadino si svolgeva all'interno dell'azienda agricola. Una vasta aria di campagna che comprendeva il castello del Signore.
La Vita in quest'epoca non era affatto semplice. I milites (cavalieri) a volte erano semplici mercenari che combattevano per denaro oppure erano al servizio del feudatario e vivevano a sue spese nel castello, prestando servizio militare. Altri avevano avuto in dono un pezzetto di terra in cambio del loro servizi. I cavalieri erano stati privati in tenera età alle sottane delle madri e da quel momento avevano vissuto un'esistenza rude, sempre a contatto con altri uomini. Molti cavalieri amavano frequentare le prostitute di taverna. A volte queste donne seguivano i cavalieri nelle campagne militari stando al loro fianco. Naturalmente le meretrici non erano prese in considerazione,  molte venivano ammazzate e violentate. Una volta sposata, la donna diventava preziosa e insieme temuta dal marito, vero detentore del potere. Il signore feudale e la sua famiglia vivevano in un grande maniero in generale costruito in pietra, circondato da possenti torri, ponti levatoi, una chiesa per le funzioni religiose e le scuderie. Per riscaldare le abitazioni di solito c'era un piccolo focolare senza canna fumaria, lontano dai muri per evitare il rischio di incendi. Di solito, quando il castellano si ritirava per la notte, c'era un servitore che lo aiutava a svestirsi. Dopo averlo aiutato, il servitore doveva chiudere le cortine intorno al letto, fare un profondo inchino al signore e arretrare fino all'uscita della camera da letto.

Il castello era il centro della comunità . Esso comprende case del Signore, soldati, contadini liberi, artigiani, servi della gleba, e tutto ciò che era necessario per la vita: le stalle, magazzini, negozi, forni, laboratori , Il feudatario non era il vero proprietario del suo feudo, era fino al signore, ma poteva gestire e utilizzare a suo vantaggio le risorse e prodotti della terra. Alla morte del feudatario, la terra restituita al sovrano. il signore feudale aveva il suo figlio maggiore unico erede del feudo. L'altro figlio ha ricevuto una somma di denaro, armature, un cavallo addestrato per il combattimento, uno scudiero e una spada. Armati di questo bagaglio, si avventurarono sulle strade, e con l'aiuto di Dio e le loro spade hanno potuto conquistare un feudo. Questi sono stati i primi cavalieri. Era sotto l'influenza della Chiesa, che è stata fondata cavalleria, un ordine militare e quasi religioso, di difficile accesso. I suoi membri hanno dovuto impegnarsi a servire il bene, la giustizia e l'onore.

                                                                                                        Alberto Errico 

lunedì 29 gennaio 2018

San Pietro Vernotico, un Medioevo nascosto

La torre medievale 

L’ Origine  del nome Vernotico  è legato  al termine tardo latino vernoticus che significa invernale: secondo il dominio feudale "diritto alla vernotica" (jus vernoticae), il signore feudale poteva pascolare col proprio bestiame l'erba vernotica (invernale) nei fondi dei suoi sudditi. E’ stato anche proposto  di riferire il termine vernoticus al canale foca cucci  che attraversa il vecchio abitato  da intendere quindi come 'rio vernotico', in quanto fa defluire le acque piovane nel periodo invernale.
Le prime tracce documentali relative al toponimo risalgono al 1195, quando San Pietro Vernotico compare per la prima volta in documenti ufficiali: è infatti tra i feudi che l'imperatrice Costanza d'Altavilla conferma al vescovo di Lecce. In particolare, si conferma la donazione di Accardo II della Chiesa del Beato Pietro "che viene detta di Vernotico, con il suo pertinente casale, con uomini, vassalli, terre colte ed incolte, alberi, boschi ed acque, come i già detti Goffredo Conte di Lecce e di Ostuni e Accardo precedente dominatore di Lecce, a noi fedeli, hanno concesso alla Chiesa di Lecce".  Da tale documento si può evincere che San Pietro Vernotico esisteva già nel XII secolo. Infatti il Casale di san Pietro dunque come piccolo villaggio medievale  sviluppato intorno ad una chiesa omonima ancora esistente e che in quel secolo esso fu per la prima volta "infeudato" e cioè sottoposto al  vescovo di Lecce che ne assunse il dominio feudale.
Al periodo medievale risale la maestosa torre quadrata. Sulla chiave della volta principale  della torre di San Pietro Vernotico si può ancora oggi notare una data : 1380. Sarà probabilmente la data di costruzione dell'edificio.
Si sa inoltre che la torre ha origini normanne e che anticamente era circondata da un fossato con un ponte levatoio. Infatti ancora oggi viene indicato un massiccio blocco  di pietra calcarea, che sarebbe l'unica testimonianza rimasta sul quale poggiava il ponte. La costruzione sembra appartenente all'arma della nobile famiglia Castromediano. Tale elemento potrebbe far datare la costruzione della torre quadrata agli anni 1535-1552 durante i quali si ebbe a Lecce l'Arcivescovado di Giovanni Castromediano.



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