sabato 22 aprile 2017

Medioevo n.5, Maggio 2002


Medioevo falso?

crediamo di conoscere la storia dei nostri antenati ma in verita il medioevo non si studia come ha affermato qualche anno anno fa un' altro Medievista di fama Franco Cardini, troppe feste ambientate in un Medioevo che di eta di mezzo a ben poco a che fare con la ricerca storica. Il Medioevo convenzionale inizia da Costantino e finisce con Cristofolo Colombo nel 1492 ma in verita' mi piace pensare a un lungo Medioevo che arriva fino all' illuminismo come affermava Jacques le Goff scomparso and Aprile scorso. Ci sono troppi luoghi comuni legati al Medioevo come ad esempio il fatto che si creda che i contadini non si lavavano mai ma essi si lavavano eccome e' molto anche lo stesso Carlo Magno 745 800. Apprezzava la gente umile chi indossava abiti semplici. Poi ci sono i servi della gleba che forse non sono mai esistiti; e poi ci sono grandi Castelli che nascono proprio nel Medioevo, ci sono un sacco di Manieri che punteggiano il territorio italiano e Pugliese basta pensare al favoloso castello di Oria ricostruito da Federico II di svevia nel III secolo oppure ai castelli di Gioia del Colle e qullo di Castel del Monte and Andria costruto su insediamento benedettino nel 1240. Un altro posto Medievale si trova nelle Marche la Citta' di Gradara circondata dalle mura del XIV secolo e dallo straordinario Maniero del 1400. il Medioevo e fatto anche di forti conflitti come quello che costrappose Francia e inghilterra nells guerra dei Cent' anni 1337 - 1453. Oppure lo cisma d' occidente culminato nel concilio di Costanza nel 1414. Se noi studiassimo questo periodo capiremmo che appartiene ai nostri antenati.

Lo Ius primae noctis, un' invenzione del medioevo ?

Lo Ius primae noctis e una pura leggenda , che non ha a che fare con il Medioevo nessuno all'epoca si sarebbe mai sognato di trascorrere la prima notte di nozze con la sposa di un contadino o un vassallo. in realta questo Ius primae noctis era una tassa sul matrimonio imposta dal feudatario del luogo

giovedì 20 aprile 2017

Medioevo Dossier : In edicola

I cavalieri della Tavola Rotonda e il loro re, Artú, rappresentano la quintessenza di quanto c’è al mondo di piú nobile, puro e generoso. Non sono però imparentati con gli dèi, a differenza degli eroi germanici e dei loro predecessori di altre civiltà. Sono uomini, con tutte le passioni, gli slanci e anche le debolezze che la natura umana comporta. In questo limite risiede in realtà la loro forza, che non li rende sempre invincibili in battaglia, ma insuperabili nell’offrire alla fantasia di chiunque un appiglio per potersi identificare in essi. È il segreto della loro popolarità, mai decaduta nei secoli, e oggi viva piú che mai, come dimostra il successo di film, libri, pubblicazioni divenute di per se stesse un «genere».
Il legame tra le piú inverosimili gesta e le azioni piú comuni, tra le piú alte idealità e i sentimenti piú terreni, rende accessibili e familiari alla sensibilità dell’uomo contemporaneo i cavalieri di Artú. Il loro stesso giuramento esprime valori di un’attualità elementare, come la solidarietà, la lealtà, la pietà per il proprio stesso nemico, dei quali la società d’ogni tempo – e di oggi piú che mai – avverte uno struggente bisogno. Non escogita un’etica complessa, non elabora nuovi teoremi morali, ma semplicemente impone di non ricorrere mai alla violenza senza un giusto scopo, di non abbassarsi all’assassinio e al tradimento, di non negare misericordia a chi ne facesse richiesta. Con uno speciale accento sull’obbligo di proteggere i deboli contro qualsiasi prepotenza, facendo valere i diritti delle donne, delle vedove e dei fanciulli indifesi, senza mai battersi – è da sottolineare – per vantaggio personale.Sono principi nella cui legittimità è naturale riconoscersi per ogni società civile, oggi come in passato. Ed è significativo che nello spirito di Artú avessero per esempio voluto specchiarsi durante la seconda guerra mondiale i piloti della RAF (Royal Air Force, l’aeronautica militare del Regno Unito, n.d.r.), chiamati a duellare sulla Manica contro un nemico che rappresentava il male nella sua forma piú assoluta dell’odio politico e razziale, della volontà di sterminio, del ricorso alla forza contro il diritto.Nella saga di Artú, il male e il bene non sono un’astrazione, ma la sintesi vitale di due realtà contrapposte, che convivono in una medesima impresa. Nella sua volontà di perseguire il bene, infatti, il cavaliere è perennemente insidiato dal male. E quelli che soccombono sono assai piú di quanti riescono ad avvicinarsi alla meta che si sono prefissati, sia pure solo intravedendola, senza tuttavia raggiungerla.Il punto di forza della leggenda è nel rappresentare questa lotta squisitamente interiore in termini spettacolari, raffigurando materialmente l’oggetto della ricerca nella mistica coppa del Graal, entro cui venne raccolto il sangue sgorgato dalle ferite del Cristo. Cosí, come sospesi tra cielo e orizzonte, i cavalieri percorrono le vie del mondo attraversando metaforiche foreste, vincendo incantesimi e talvolta perdendosi nel labirinto delle proprie visioni, al solo scopo di ritrovare una reliquia che è la sintesi estrema di ogni bene.Perennemente in armi e in preghiera, perennemente tesi alla realizzazione di un sogno, perennemente impediti dalla loro umana imperfezione, i cavalieri di Artú sono gli eroi di un’avventura senza tempo, intessuta di simboli e di segni misteriosi. Decifrarli può aiutare l’uomo del Duemila come quello di un remoto passato a capire se stesso.
Fonte : http://www.medioevo.it/

giovedì 13 aprile 2017

"La Civiltà del Medioevo":un gruppo, pensato per gli appassionati di storia medievale

Uno scorcio della Città di Gubbio 
Con il termine "Medioevo" si indica il periodo della storia europea compreso tra il V secolo (caduta dell'Impero Romano di Occidente) e il XV secolo. Il Medioevo viene poi ulteriormente suddiviso in Alto Medioevo (V-X secolo) e Basso Medioevo (XI-XV secolo). Le date 476 d.C., anno della deposizione di Romolo Augustolo, ultimo imperatore d'Occidente, e 1492, anno della "scoperta" dell'America da parte di Cristoforo Colombo, che tradizionalmente indicano l'inizio e la fine del periodo medioevale, sono convenzionali. 

mercoledì 5 aprile 2017

Il mestiere delle armi : il cavaliere nel medioevo



La nascita, presso la famiglia medievale, specie per chi non era appartenente all'alta nobiltà, aveva un'importanza relativa, si trattava solo un fatto biologico, l'inizio di una nuova vita nella forte incertezza della sopravvivenza porto molti nobili a cercarsi di farsi strada da soli. Il primogenito di casa, destinato ad ereditare l'intero patrimonio, trascorreva molti anni presso la corte di diversi signori, in attesa che i genitori gli combinassero un matrimonio vantaggioso. La domanda da mettere in questione è:<<Cosa ne sarà per gli altri figli?>> 

lunedì 27 marzo 2017

La vita quotidiana nel medioevo

Nell'Europa medievale la società era organizzata secondo il sistema "feudale , basato sulla concessione di terre e castelli  in cambio della prestazione di servizi al sovrano. Questo portò per tutto il medioevo a dei vincoli personali tra il signore e il vassallo. Ma come viveva un contadino medievale? Secondo la legge del tempo il contadino non era un uomo libero, perfino la casa, la terra che coltivava, i vestiti appartenevano al signore del castello che in cambio gli concedeva un piccolo apprezzamento di terra da poter coltivare. Quella del contadino era una vita abbastanza dura, lavorava dall'alba, al tramonto e non poteva lasciare lasciare il feudo senza autorizzazione, Poteva ottenere la libertà solo acquistando un'altro terreno mettendo una buona quantità di denaro da parte, oppure poteva contrarre matrimonio con una persona facoltosa. La vita del contadino si svolgeva all'interno dell'azienda del feudatario, una vasta aria di campagna comprendeva il castello del feudatario, un villaggio e una piccola chiesa per le messe domenicali. Il Signore governava con il pugno di ferro nominando funzionari incaricati di garantire il normale funzionamento della lavorazione agricola. Il castellano disponeva di una corte feudale, con il potere di perseguire chi non rispettava la legge. La chiesa aveva un ruolo centrale nel medioevo, lo spirito religioso era profondamente radicato. Anche i grandi feudatari contribuirono alla fondazione di chiese e monasteri. Per chiedere aiuto ai loro santi prediletti i pellegrini compivano moltissimi pellegrinaggi ai santuari, come ad esempio alla Basilica di San Pietro a Roma ecc. La Vita in quest'epoca non era affatto semplice. I  milites (cavalieri) a volte erano semplici mercenari che combattevano per denaro, oppure erano al servizio del feudatario e vivevano a sue spese nel castello, prestando servizio militare, altri avevano avuto in dono un pezzetto di terra in cambio del loro servizi. I cavalieri erano stati privati in tenera età alle sottane della madre e da quel momento avevano vissuto un'esistenza rude, sempre a contato con altri uomini. Molti cavalieri amavano frequentare le prostitute di taverna. A volte queste donne seguivano i cavalieri nelle campagne militari stando a loro fianco. Le meretrici  non erano prese in considerazione in quest'epoca, molte venivano ammazzate e violentate senza pietà. Una volta sposata la donna, diveniva preziosa e insieme temuta dal marito vero detentore del potere. La dama temeva il cavaliere in uno stato quasi di sudditanza psicologica. Una volta sposata la fanciulla andava a vivere nel castello del feudatario, la sposa diveniva così era la preda ingenua e indifesa che una volta sposata diveniva proprietà dello sposo.
Questi cavalieri si costruivano una loro terra e ricevevano un piccolo castello da poter gestire, in genere di pietra. I contadini della proprietà agricola erano tenuti a prestare gratuitamente i loro servizi al  castellano, lavorando nei suoi campi. Il signore feudale e la sua famiglia vivevano in un grande maniero in generale costruito in pietra, circondato da possenti torri, ponti levatoi, una chiesa per le funzioni religiose e le scuderie. Per riscaldare le abitazioni  di solito c'era un piccolo focolare senza canna fumaria, lontano dai muri per evitare il rischio di incendi. Di solito quando il castellano si ritirava per la notte, c'era un servitore che lo aiutava a svestirsi. Dopo averlo aiutato, il servitore doveva chiudere le cortine intorno al letto e fare un profondo inchino al signore e arretrare fino all'uscita della camera da letto. Il castello era prima di tutto la residenza di un signore feudale. Tra i privilegi del rango c'era talvolta il grande lusso di avere una stanza privata che garantiva al castellano una certa intima con la sposa, signori disponevano di enormi castelli e affidavano la cura del maniero ad un balivo di fiducia che in loro assenza curavano l'amministrazione del castello e curava la giustizia. I nobili  dovevano esercitarsi continuamente alla guerra, e la giostra  nacque proprio come  pratica all'addestramento bellico, divisa in squadre. I cavalieri sconfitti cedevamo al vincitore cavallo e armatura in segno di rispetto. Nel Rinascimento divennero di moda elmi da parata, spesso a forma di animale indossati spesso durante i tornei. Nel casa del feudatario viveva la castellana impegnata nelle cure domestiche e spettava a lei accogliere in modo adeguato gli ospiti. Compito della donna era quello di provvedere alla prole e quindi alla discendenza.
Le Città del medioevo erano cinte da mura di pietra altissime che non avevano solo lo scopo difensivo, ma anche per ostentare il potere cittadino e comunale. Mercanti e cavalieri erano obbligati ad accedere alla Città attraverso una porta che veniva aperta e chiusa al tramonto. Al calar del sole infatti le campane cittadine suonavano il copri fuoco e tutti gli abitanti dovevano rincasare per via di criminali e giravano per le strade notturne.  Essendo abbastanza stette le strade delle Città, nell'esiguo spazio delle mura fortificate, le case erano addossate una a fianco all'altra. Per sfruttare lo spazio i piani superiori venivano costruiti in aggetto. Molte volte le case su due lati della via arrivavano quasi a toccarsi, rendendo le strade buie e strette.Gli abitanti delle Città e dei villaggi, attendevano le festività religiose, come Natale e Pasqua, si lasciava il lavoro per partecipare alle festività, ai banchetti e alle funzioni religiose. Nei giorni dedicati ai Santi si tenevano grandi fiere, occasioni di incontro e di svago, allietate da musici e cantastorie. Non era raro incontrare in questi momenti mendicanti e prostitute in giro per le Città, oppure giovani amanti che si incontravano nella cattedrale per un momento di folle passione. Il calendimaggio era la festa più famosa, insieme alla festa della mietitura a Ferragosto.





Bibliografia : I castelli medievali, la vita nel medioevo, Biblioteca illustrata del sapere.

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