giovedì 3 agosto 2017

l'arte dell'assedio nel medioevo


Quando diciamo “castello” pensiamo tutti a mura di pietra merlate, torrioni
quadrangolari o circolari, feritoie, ponte levatoio e tutto il resto. In realtà
la parola “castello” indica una categoria molto più vasta di costruzioni, che
spaziano dal semplice villaggio fortificato alla residenza fortificata del
signore alla motta, un monticello, di solito artificiale, su cui veniva
costruita la fortificazione, di solito usando il legno invece che la pietra, Il punto debole
ogni
fortificazione era naturalmente la porta: perciò spesso la si proteggeva con un "rivellino", cioè con
una piccola fortificazione avanzata che bisognava espugnare prima di
avvicinarsi all'ingresso vero e proprio. come ulteriore, l'accesso era difeso
dal ponte levatoio. Formalmente l’assedio cominciava quando gli assalitori
aprivano il fuoco contro il castello. Prima di quel momento il castellano
poteva consegnare la fortezza e la popolazione agli assalitori senza disonore e
con la garanzia di aver salva la vita. Se il castellano rifiutava di
arrendersi, l’attacco cominciava. Il primo ostacolo che l'eventuale assalitore
incontrava era il fossato: che fosse riempito d'acqua o secco, il fossato
rendeva estremamente difficile portare a ridosso delle mura le macchine d'assedio.
Se era secco, poteva anche essere guarnito con pali o altri ostacoli che
rallentassero l'avvicinamento del nemico e ne aumentassero la vulnerabilità. I
nemici circondavano l’edificio nemico e montavano le macchine da guerra, poi
bombardavano il castello con le catapulte, per indebolirne le difese e
demoralizzarne i soldati. Infine, veniva dato l’assalto vero e proprio, con
scale, corde, rampini, torri d’assedio, arieti e ogni altro equipaggiamento
descritto sopra. Se i difensori resistevano, gli assedianti potevano scegliere
di prendere per fame la fortezza, o aspettare il diffondersi di una carestia.
Questa era in effetti la tattica più tremenda: innanzitutto gli assedianti
bloccavano tutti i rifornimenti al castello. Una delle risorse che per prime venivano
fermate era l'acqua, questa infatti giungeva al castello spesso tramite un
fiume sotterraneo sia che fosse naturale o costruito appositamente. Per
riuscire a rintracciare il corso d'acqua intorno al castello si impiegava una
tecnica alquanto strana: si usava non fare bere ad un cavallo per giorni così
che appena lasciato libero avrebbe subito cercato dell'acqua scavando nella
terra dove ne sentiva l'odore. Ma se gli attaccanti erano respinti, spesso i
difensori organizzavano una sortita: le porte del castello si spalancavano
all’improvviso e i cavalieri della fortezza uscivano a colpire di sorpresa i
nemici. A volte invece l’assalto alle mura continuava per giorni e giorni,
senza sosta, fino a quando uno dei due eserciti non era completamente annientato
o fino a quando uno dei due condottieri non si arrendeva. Di solito il
castellano preferiva, quando capiva di non avere speranze, arrendersi:
l’alternativa era combattere fino alla morte, perché nella maggior parte dei
casi veniva graziato soltanto chi si arrendeva.

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